| L'odore del mastice |
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In sintesi Ricominciare. Da se stesso e dal proprio lavoro. È questo che Gregorio tenta di fare in attesa che la vita gli ispiri un nuovo copione. Il protagonista del romanzo di Paolo Perelli è un drammaturgo ormai fuori mercato, autore di opere considerate troppo intimistiche e dogmatiche, incapaci di stabilire un dialogo con lo spettatore. Dopo un amaro faccia a faccia con l’impresario per cui lavora, si trova improvvisamente privato degli abituali punti di riferimento; trascorre le giornate in attesa di un cambiamento, nascosto dietro il senso di precarietà e frustrazione che torna puntualmente a sollecitarlo.
Un incontro “casuale” induce Gregorio a mettere da parte gli affanni quotidiani per far luce dentro sé: Kyriàkos, un vecchietto dalla spontaneità disarmante con il ritmo della musica nei piedi, lo ha scelto come guida per il suo ritorno in Grecia. L’impatto con una cultura diversa, che conosce ad un livello più profondo di quello turistico, acuisce inizialmente il suo senso di smarrimento: Gregorio si trova immerso in una dimensione a lui insolita, priva di quei riferimenti razionali, “latini”, nei quali ha sempre vissuto. A poco a poco Gregorio assapora un’insperata condivisione che rappresenta la chiave di volta della sua stessa ricerca, il bandolo della matassa di un’intera esistenza.
Lo stile sobrio dell’autore e la sua scrittura chiara e scorrevole si sposano felicemente con le citazioni greche che sovente arricchiscono il testo. La narrazione scivola, pagina dopo pagina, verso un finale sorprendente, illuminata dalle descrizioni di luoghi, sapori e odori di una Grecia che, nonostante gli anni bui di un recente passato, non ha mai perso il fascino e l’orgoglio della sua storia immortale. |
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