Rosalba Anzalone
La sua vita cominciò il 2 giugno 1940 per volere supremo dei suoi felici genitori, quando comparve a Palermo la bambina a cui venne assegnato il nome di Rosalba Maria. Per la verità, per acclarata tradizione, si sarebbe dovuta chiamare Mercuria, come la sua nonna paterna, ma questa nonna era una “grande e intelligente donna” e nel piccolo paese di Vicari (PA) faceva l’ostetrica comunale; perciò recitò la sua parte e consigliò il figlio di non chiamarla come lei! Disse che quasi sempre nella sua vita aveva dovuto sopportare di essere chiamata donna Micuzza. Ma poi, in fondo, quando la chiamavano era contenta e tutta la gente le voleva un gran bene poiché era portatrice, quasi sempre, di buone nuove e la coccolavano anche con qualche regalino! A quattro anni e sette mesi, insieme alla mamma ma anche da sola, scriveva le letterine al papà prigioniero in Africa e da quel momento la sua scrittura non si fermò più e neanche la lettura, il disegno, la pittura e… sarà capitato anche a voi di avere una musica in testa. La mamma sapeva suonare il pianoforte e dava lezione di mandolino alle ragazze di famiglie abbienti, con un metodo creato dal nonno Giovanni Fardella che suonava nell’orchestra del teatro “Massimo” di Palermo e scriveva canzonette siciliane. Di queste canzonette, almeno dei testi di Volpes Lucchesi, c’è ancora traccia perché il paroliere, che era un poeta dialettale, pubblicò ai suoi tempi un libro intitolato (non storcete il muso!) Lampi e faiddi! Rosalba frequentò la scuola elementare a Vicari, la scuola media al collegio “Giusino” e l’istituto magistrale al “De Cosmi” di Palermo ove, dopo aver conseguito una discreta serie di diplomi da un punto e da mezzo punto (di lingua e cultura albanese, disegno recitazione e danza, due corsi per la conoscenza dell’Africa, il corso annuale per l’insegnamento di lettura labiale presso l’istituto dei sordomuti “Ernesto Scuri”), accettò di incominciare come insegnante nelle scuole sussidiarie e popolari della provincia e come economa e vigilatrice nelle colonie estive della Regione Siciliana. Frequentò poi, contemporaneamente, la scuola di Servizio sociale “Ernesto Ruffini” e la facoltà di Magistero a Palermo, conseguendo il diploma di vigilanza scolastica e la laurea in Pedagogia, interrompendo la frequenza nella prima scuola divenuta impossibile con i sopravvenuti impegni di tirocinio. Superò nel 1958 a Palermo e a Grosseto il concorso magistrale (due idoneità), vinse nel 1962 il concorso magistrale a Salerno per esami e titoli e a Milano per soli titoli (rifiutando). A Salerno si fermò tre anni: a Cava de’ Tirreni, Vallo della Lucania (classe differenziale per bambini portatori di handicap) e Caselle in Pittari. A Salerno frequentò il corso di Fisiopatologia dello sviluppo infantile per un anno intero. Ritentò e vinse il concorso bandito per Palermo nel 1965 e il successivo iniziando la carriera nella scuola di Bolognetta. Sposando Vincenzo Bullara nel 1965, lo seguì a Nuoro, dove insegnò alla scuola elementare e alla scuola media materie letterarie (italiano, latino, storia e geografia) a Gadoni, Aritzo e Desulo e, dopo avere conseguito l’abilitazione nei corsi di Scienze umane e di Storia, insegnò nei corsi abilitanti per geometri. Finalmente a casa a Palermo, con la famiglia e i tre bambini, la raggiunse la chiamata di un ispettore di circoscrizione (salernitano) che la volle far partecipare al primo anno della cosiddetta “sperimentazione” prevista dalla legge 870 (tempo pieno) e la sua relazione annuale venne pubblicata in un volume-resoconto delle sperimentazioni a Palermo.

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